Saturday, October 06, 2012


Foglio nero


Mi era parso plausibile guardare le lastre di pietra che formano il pavimento pubblico sotto al porteghèt , l’antica sede dell’arengo (Palazzo della Ragione) in terra bergamasca, ad Alzano Lombardo. Attorno al bordo di una di quelle lastre di pietra dura incollare i frammenti del foglio nero che avevo strappato…
E non era privo di suggestione  e di significato questo mio gesto dello strappare fissato consensualmente dall’amico Emilio Morandi con la fotografia nell’atto in cui questo si compiva, quella sera nuvolosa in val Seriana, sotto al porticato.


Il foglio nero strappato (3) allora veniva ricomposto in maniera differente posizionandone i frammenti come una cornice temporanea attorno alla pietra squadrata del pavimento. Tutta l’azione era stata progettata a grandi linee ma nasceva quasi spontanea quando mi ero trovato a contatto visivo e fisico con il territorio dell’operazione.

Le fotografie scattate mi sono utili per mettere insieme il ragionamento e renderlo comprensibile a chi legge.
Pur essendo un progetto elementare e quindi molto semplice da realizzare e da condividere, rientra in quel genere di azioni poetico-artistiche che portano il pittore fuori dallo studio, ma non per dipingere sul cavalletto, bensì per intervenire creativamente nel paesaggio, nella realtà urbana del quotidiano.


Materia oscura


Partiamo dallo strappo di Alzano Lombardo (1) del 1981 tenendo a mente, come dicevano i professori di una volta, che la pratica artistica entra nel consueto e lo stravolge… allo stesso modo sono entrato più volte nell’habitus del fare arte con l’intima convinzione del distruttore di forme consuete…
Pronto a stravolgere, a buttare tutto all’aria, a rompere, strappare, disperdere… con la convinzione che ci voglia forza e impeto per creare, per far volare le carte nere e modificarle prima che tocchino terra.


Perché volevo cogliere quell’attimo di sradicamento dal reale e dal quotidiano per tentare aggregazioni inedite in quella materia oscura (2) che ponevo ai confini del tempo. Ero convinto che da quella matrice senza dimensione e senza forma potevano nascere molte forme con la vocazione della precisione e dell’aderenza fattuale ad una geometria di base, rivoluzionaria nella sua elementare collocazione.